
È che la Berenix si è esibita e ci teneva tanto a mostrare a tutti il “suo” lavoro. Qui sotto, invece, Minitalia. Ehm, MiniDanimarca. Same same but different.
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Come si fa a essere uno spirito libero?
Momento Trollbeads. Oggi secondo bead. Lo hanno chiamato Spirito libero ed è un fiabesco incrocio tra Peter Pan e un troll con le pantofole da elfo. Carrie di Sex & The City nella sua rubrica si sarebbe chiesta: come fa una donna a sentirsi libera con due figli, un lavoro, un blog, un trasloco appena finito e una quindicina di scatole ancora da aprire? Io non lo so, ma ci sto provando. Come? Io credo ancora nel potere invincibile dell’immaginazione. E, soprattutto, nel coraggio di andare avanti. Tutti i giorni. Come se ognuno di questi fosse davvero l’ultimo. Funziona, neh.
Mai stata a Legoland?
Quattro anni agiscono come una spugna sulla memoria di un’ottenne: cancellato ogni ricordo di Legoland, per la Berenice questa è la prima volta che ci viene e che soddisfazione. Però almeno non piove come nel 2011 e neanche soffia il vento.
È primavera, quassù, e i danesi ci vengono per fare il pic-nic. Si trascinano dietro una specie di casetta, in tessuto tecnico o legno, e la riempiono di borse frigo, panini coi würstel (un biondo è uscito dalla sua Volvo con un cabaret di sandwich e ce ne ha offerto una mezza dozzina caldi: “Li ha fatti la mia mamma”), aranciate, marmellate, pane fresco e una montagna di birre.
Se ne vanno in giro conciati come se dovessero scappare da un’invasione di alieni da un momento all’altro. Nel senso che ogni famiglia è composta almeno da due adulti e tre baby (ma grandi il doppio dei nostri, giuro: vedi Tristan, 2 anni, tifoso di Balotelli) e con sé hanno tutti una specie di valigia con le rotelle e passeggini giganteschi. L’organizzazione danese ci fa un baffo, altro che.
I mattoncini riescono a replicare qualunque cosa/animale/città. Si comincia con una mini Danimarca, of course. E poi montagne russe, camioncini dei pompieri, navi dei pirati e castelli infestati di fantasmi a forma di Lego. Già
E comunque qui nevica
A Billund c’è un posto pieno d’acqua, neve e ghiaccio e se non ti va di bere cloro a gogo giù per il Wild River, rischiando di rimanere schiacciata sotto il peso incredibile di una vichinga sui 35 e rotti, puoi sempre sciare. O imparare a farlo: dietro alle palme hanno tirato su il Winter Park, oh yes. Altrimenti, se a Lalandia vieni per il parco acquatico, ti regalano l’ingresso alla pista di pattinaggio sul ghiaccio. Solo che poi devi trovare il coraggio di metterci piede in canottiera e shorts, considerato che qui è estate e non ti porti dietro il piumino.

Quindi grazie Thor: ad agosto nevica, le stalattiti in plexiglas fanno scena e i bambini sono felici. Soprattutto la B che per la prima volta in vita sua ha detto: “Grazie per avermi portato qui, è bellissimo, ti voglio bene mamma”. Questo mentre saltava come una molla sul tappeto elastico alle dieci di sera. E là fuori il sole splendeva.
Partenza, via: con Trollbeads è ancora meglio
Sì, la nuova casa le è piaciuta. Soprattutto l’altalena in camera.
Poi la Berenice è salita sul soppalco e ha trovato una montagna di regali, incluse le sneaker d’argento di Ecco.
Quindi abbiamo celebrato il suo ottavo compleanno con un giorno d’anticipo: come accade ogni estate i festeggiamenti dureranno qualche mese.
Ora siamo all’aeroporto di Bergamo in attesa del volo per Billund ed entrambe indossiamo scarpe d’argento di Ecco, di quelle disegnate apposta per camminare sulle nuvole.
Argento anche per i nostri bracciali Trollbeads: “Non arrugginiscono, vero?”, si è assicurata la B. Appena ha visto il cuore di cristallo di Frozen ha deciso: “Il primo bead è questo: si sa che chi fa la principessa delle nevi, alla fine, è buona. Un po’ come noi, giusto?”. Chissà che ne pensa il signor Trollbeads.
Un amore di bracciale: voilà. E gloriosi auguri Berenice.
La neve ad agosto: per te, amore mio
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La cosa più incredibile, da quando mi travesto da blogger, è che ormai mi hanno preso per un’Italiana che vive in Danimarca o in Norvegia. Quindi i fanatici della Scandinavia mi scrivono per chiedermi nuovi libri con cui alimentare la propria ossessione nordica. L’altro giorno, poi, tale Marcus Olson mi ha cercato in chat e mi sono detta: «Svegli questi Svedesi. Scrivo un post su quanto siano fighi e tac, non solo lo capiscono, ma mi contattano pure». E mentre sto per congrantularmi con la mia nuova giovane me stessa e la sua perfetta tattica di persuasione/acchiappo del lettore internettiamo cosa scopro? Primo che è “solo” un amico di Sara e, secondo, che fa lo chef. A Seattle, tra l’altro, e quindi non ci scappa non dico una cena, ma neanche una fetta di burro con una striscia di salmone sopra per aperitivo.
Tanto vale dedicarsi agli ultimi preparativi, va. Domani parto per Billund, Danimarca, con due bambini, un uomo e soltanto un trolley in quattro: alè. È per questo che il resto del tempo l’ho dedicato al welcome back della Berenice. Su un sito di mamme molto creative e con l’hobby del fai-da-te-ma-lo-condivido-con-tutti-vi-amo ho trovato il solito set di decorazioni a tema Frozen: ma va?
Quindi ho scaricato e stampato tutto e a un certo piunto mi sono messa a ritagliare una mezza dozzina di fiocchi di neve. Supplicando il dio Thor di far nevicare a Capo Nord: ad agosto non l’ho mai visto, ti prego, ti prego, ti prego. La mia bis-nonna Ester ricordava che un’estate, in provincia di Alessandria, era successo. Per questo il 5 agosto si celebra la Madonna della Neve a Novi Ligure, diceva lei. E tutte le volte che me lo raccontava, da piccola, io me la immaginavo passeggiare per via Girardengo avvolta in un incredibile mantello di pelliccia bianca e in sandali color cuoio. Sono state prima lei e sua figlia Teresa poi, la mia nonna, a trasmettermi tutte le notizie un po’ magiche e anche un po’ assurde sul Polo Nord che, secondo loro, era abitato da orsi bianchi, ma anche giraffe e scimmie e favolose farfalle tutte colorate e musicali. Comunque in ogni storia c’erano montagne di ghiaccio e arche di Noè e la protagonista indossava con disinvoltura stole, cappelli, cappotti e deliziose mantelline di visone/volpe/ermellino.
Sarà per questo che io questo Nord me lo immagino come un posto fantastico. Quindi, nevicherà sicuramente, amore mio.
Quasi quasi mi trasferisco a Bergen
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E niente, le valigie sono partite con la bacchetta magica blu di Bmw. I bamboli tornano domani dall’esilio tra Piemonte e Liguria e oggi mi si è rotta la bici. Però non è ancora arrivata la maledetta lettera che potrebbe cambiare il destino a tutti: evviva. Ciò nonostante, mi sto attrezzando per valutare da quale paese del mondo, eventually, potrei ricominciare da zero.
Oggi ho due notizie di un certo rilievo. La prima. Ho scoperto che un’amica di vent’anni (o giù di lì) va pazza per i Dilf: «Sì, quelli con il bebè in braccio soprattutto. Non so perché ma io li guardo e mi eccito». Anche se non è questo il punto vero. E siamo alla seconda news. Lei, l’appassionata di papà-col-baby-addosso, ha a sua volta un’amica che ha trovato un principe azzurro norvegese e che si è trasferita laggiù e Maria Vergine quanto ci vive bene. Solo che il marito è Mister-Hotel-Per-Famiglie-Di-Norvegia e così siamo capaci tutte, dài. Lei assicura che è vero amore, infatti hanno due figlie coi capelli d’oro e gli occhi chiari. Epperò il tempo fa schifo, piove e ci sono 15 gradi.
Vediamo. La CNN ha appena mandato on line un servizio in cui certifica che due tra le dieci città al mondo in cui si vivrà meglio da qui a 10 anni stanno in Norvegia.
Ho controllato e ci sto facendo un pensierino. La prima è Bergen e proprio qui i disegnatori Disney hanno piazzato il Regno di Arendelle, quello di Elsa & Anna. Quindi: casette colorate di legno, gente bionda che mangia salmone e fette di balena, troll disegnati un po’ dappertutto. In più è l’hub per l’industria energetica e navale e si fa ricerca marina.
L’altra è Trondheim, ed è altrettanto graziosa. È la più moderna del Regno e proprio qui negli anni ’80 si sviluppo’ la tecnologia GSM, oggi hanno sede 550 start up e chissà che freddo fa.
Che poi è difficile decidersi, eh. Proprio perché questi son tutti posti magnifici, a giudicare dalle foto. Buzzfeed si è infatti inventato l’espressione “geography porn” proprio per definire l’incanto e la meraviglia che un qualunque lembo di terra norvegese è in grado di generare. Allego immagini, neh.
Devo anche capire se i babies sarebbero d’accordo. Soprattutto la B. Già odia l’inglese, figurati il norvegese. Devo scrivere alla principessa di cui sopra, magari al castello hanno bisogno di una governante/blogger. Eh, da qualche parte si dovrà pur cominciare.
Ogni Trollbeads è una favola
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La prima volta che sono diventata madre ho pianto & singhiozzato. Disperatamente: ero convinta di morire, con un cesareo; che me ne sarei andata via così senza neanche combattere dopo solo 12 ore di travaglio. Poi ho visto la Berenice e ho capito che da lì in poi la mia vita sarebbe stata tutta rosa fuchias, come diceva lei.
Al secondo figlio (e relativo cesareo) non sono riuscita a camminare per un mese. E pensavo di aver terminato tutte le mie lacrime con Vittorio.
Invece, ogni volta che mi nominano la parola “parto” e un neonato fa nghè me ne scende una in automatico e mi riga la guancia. Giuro. Ovvio che oggi quando Trollbeads mi ha consegnato il bead maternità mi sia commossa. Era il minimo e ogni mamma sa esattamente perché, vero Jessica from Miami?

Comunque. Il 7 agosto, giorno dell’ottavo compleanno della Bambola, comincia l’avventura. E Trollbeads, il fiabesco marchio di gioielli danese, ci ha aiutato a comporre il viaggio che ci porterà fino a Capo Nord. Ogni giorno avremo un bead su cui favoleggiare e immaginare una, nessuna o centomila storie da raccontare in Scandinavia. Il primo è appunto il bead Maternità, da cui il cappello introduttivo lacrimoso. Scusate e Thank You.
Per ora è tutto una sorpresa. Per la B, intendo. Ok, qualcosa le ho accennato solo non sa che anche lei avrà il suo mini bracciale da mettere insieme. Più piccolo, rosino e pieno di cose magiche (il fiocco di neve, il diamante rosa, Pollicina+ il Brutto Anatroccolo). Tak Hans Christian Andersen.

Notizia di servizio. Qui da Trollbeads se arricchisci il tuo bracciale di bead e, a un certo punto, diventa troppo stretto, te lo sostituiscono con uno della misura adeguata. Gratuitamente.
Non solo. I beads di vetro, in teoria, portano in dote una garanzia a vita. Sì, perché per realizzarne ognuno gli artigiani danesi usano il vetro di Murano (il migliore e più resistente e scenografico del mondo) che grazie alla tecninca dell’avvolgimento diventa infrangibile. Quindi, se un bead si spezza, significa che aveva un difetto originale e basta andare in negozio per averne un altro uguale e perfetto (a Milano è in via Pontaccio 3/5 e le ragazze sono molto carine, gentili e vorreste subito sposarne una o trasformarla nella vostra nuova BFF).
Devo solo accertarmi che quando arriveremo a Lalandia, il parco acquatico di Billund, Danimarca, la B accetti di separarsi dal suo bracciale col il primo e unico bead: per i Trollbeads il cloro è come la criptonite per Superman. Riuscirò a convincerla? Intanto, nessuno le dica niente. Rimanga tutto tra noi. Ssssh.
Grazie Ecco. O del perché le scarpe più comode del mondo ci amano
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ops -5
ehm -4
Cioè, ho fatto male i conti e mancano meno giorni di quelli che avevo previsto. Gioia e gaudio. Anche se questa è una delle innumerevoli prove che ora documenta anche su Internet la mia scarsissima propensione a usare (eventualmente) i numeri, anziché le parole, per vivere.
Quindi ieri ho fatto le valigie di fretta e di furia e oggi le ho consegnate al signore che le spedirà a Billund, Copenaghen. Con una bacchetta magica blu splendente che ha stampato sopra la scritta #BMWstories.
Prima però ho messo insieme le scarpe più comode del mondo, le ho tolte dalle loro scatole e le ho assegnate ad adulti e bambini. Un paio di Ecco per Berenice, un paio a Vittorio (che la prima volta che le ha provate non voleva più togliersele), due a me e tre a Germano, quando si dice la fortuna.
Sì, perché è veuto fuori che siamo degli “influencer”, insomma. E non ridete. Cercavano blogger (!) a cui far provare in anteprima la ECCO INTRINSIC, ma del mio numero ero finite. Così toccherà a Germano testarle in Danimarca, Norvegia, Svezia e forse anche Finlandia. Sono le nuove sneaker del marchio danese del comfort e usciranno a novembre. E secondo me sono meravigliose. Non solo perché il design è di un minimalismo iconico, ma anche perché sono leggere e incredibilmente tecnologiche. Per dire. Oltre ad essere nere, hanno la suola a iniezione diretta, che cioè procede a zig-zag sotto la pianta del piede e ti sembra di camminare su un materassino di piume.
Ma lui non le ha ancora provate fino a Capo Nord, neh. Io però sono molto invidiosa perché le trovo eleganti, perfino. Ah, fossi stata almeno alta un metro e 80 e avessi avuto il 43 di piede. Invece, dopo due figli e 21 chili in più per cadauno (li ho smaltiti, tranquilli), il mio 37 si è trasformato “solo” in un abbondante 38. Capita.
Vorrei essere qui: in Norvegia
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«Torni in Norvegia, giusto?»
«Sì, è quasi un mese che lo dico e lo scrivo»
«Ok, allora prima devi fiondarti al cinema a vedere Ex Machina: il film è una specie di sci-fi, ma bello».
«È che a me quel genere lì non fa impazzire».
«Vabbè, comunque il film è bello, l’ha scritto quello di The Beach con Di Caprio. Ed è ambientato in un hotel favoloso, metafisico, fichissimo. In Norvegia».
«Ok, ora esco da whatsapp e lo cerco».
Conversazione con Sara, of course. Che è un’appassionata di polizieschi, thriller e film de paura. Sì, è la mia miglior amica. E per l’ennesima volta in vita mia mi ha ricordato che, tra qualche anno, probabilmente soffrirò di un anticipo di Alzheimer.
Già, perché questo film di Alex Garland (l’autore inglese di The Beach che per la prima volta scrive una sceneggiatura per il cinema da zero) non solo sapevo che sarebbe uscito il 30 luglio in Italia, ma avevo pure passato e titolato il servizio che lo presentava su GQ. E l’avevo completamente rimosso. Ma si può?
Comunque, lì nessuno faceva cenno al Juvet Hotel, in effetti. Sono andata a spiare il sito e ho scoperto che gli architetti Jensen & Skodvin volevano tirar su dal niente, dalla fiabesca campagna norvegese, il primo “landscape hotel” d’Europa. Cioè un albergo che si annulla nel paesaggio che lo circonda. Praticamente 7 piccoli cubi/palafitta di vetro che si affacciano sul fiume, la vallata e tutta la magia che compare nel bosco a 90 minuti da Ålesund, Norvegia nord occidentale.
E c’è anche una sauna. La prima sensazione che provi quando entri nella tua stanza? Senti la necessità di spogliarti all’istante per abbracciare la natura che ti circonda. Veramente.
Chissà che festa sarebbe per la Berenice. E Vittorio impazzirebbe. Mah, quasi quasi ci vado. Che dite?
PS: nel frattempo mi faccio una barretta di liquirizia Panda che è made in Finland: forse facciamo una deviazione a Rovaniemi, Lapponia, evviva.


















