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Sì, volare: calcinculo a Coney Island, New York.
Sì, volare: calcinculo a Coney Island, New York. Io sono quella che fa la foto.

Da piccola sognavo di fare la strega: ho deciso di scrivere perché certi incantesimi non mi sono mai riusciti. Quindi ho cominciato a chiacchierare con le star della musica internazionale e a loro ho posto domande di ogni genere in ognuna delle tre lingue che conosco: le pubblicavano Max, Flair, Marie Claire Maison, Elle, Traveller, Myself, L’espresso e perfino Novella 2000. Insomma, ho preso a viaggiare per il mondo per lavoro. Finché un bel giorno è nata Berenice.

Mia madre si illudeva mi fermassi e invece mia figlia aveva solo 9 mesi quando il suo papà ed io l’abbiamo portata a New York. Poi le Dolomiti, tanti weekend a Londra e Parigi, di nuovo New York. Chiavari. Capalbio. Salina. Roma. Mantova. Firenze. Copenaghen. Miami a 42 gradi all’ombra di Ocean Drive. E, il 25 dicembre del 2014, abbiamo passato Natale a Oslo: anche Vittorio, 15 mesi appena, a -24 gradi di temperatura non ha fatto una piega.

Al che ne ho dedotto che viaggiare coi baby si può a (quasi) qualunque latitudine, basta saperlo fare. Esserci portati, ecco. Non so voi, ma io ad ogni offerta last minute che capitombola dentro la mia casella di posta elettronica son pronta per partire. Ho un’anima zingara, non so se mi spiego.

Per me, per noi, il senso dell’avventura è tutto.
Una volta ho fatto un “viaggio” dentro una cucina a due stelle Michelin e dopo un mese l’ho trasformato in un libro, Lo chef è un Dio, Feltrinelli.
Appena è uscito, ha suscitato un uragano di polemiche nell’haute-cuisine italica ed io sono diventata il bersaglio di gastro-freak e cronisti gastronomici che nella più affettuosa delle recensioni mi hanno dato della Melissa P della Padella. Questo, solo perché mi sono permessa di raccontare quel che accade davvero tra i fornelli che contano, dove gli spadellatori sono celebrità e i cuochini schiavi della loro superbia. Gente che al posto del cuore ha un tegame di ghisa.

Comunque. Il fatto è che di camminare, correre o volare (vero Sabrina Rondinelli?) io non ho mai smesso. Neanche dopo il secondo cesareo, eh. Una volta una donna molto crudele mi ha detto: «Hai così tanta immaginazione che pensi che tutto sia possibile. Cresci!». Io non le ho dato retta. E ho continuato a muovermi.

Si può fare. Anche coi figli. E non occorre comprarsi dei pacchetti all inclusive, noia & frustrazione comprese. Fate come me. Prendete i vostri bambini e portateveli in giro per il mondo. Quando avranno 14 anni, magari, finiranno perfino per non odiarvi come accade a un qualunque teenager. Oppure, se vi odieranno, voi saprete che almeno ci avete provato. E a quel punto potrete, serenamente, provare a ripartire. Sì, viaggiare.

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