E poi sei al Circolo Polare Artico #BmwStories

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Ci siamo capitati intorno alle 11 di mattina e ci saranno stati oltre 22 gradi: quindi mi sono tolta il piumino e sono rimasta in felpa. Gesto che fa una certa impressione se hai i piedi appoggiati sulla linea che segna il Circolo Polare Artico. È posto lungo il parallelo a 66°33’39” di latitudine nord e attraversa Norvegia, Svezia, Finlandia, Russia, Stati Uniti cioè Alaska, Canada, Groenlandia, Islanda. E non c’è praticamente niente, a parte un’astronave rossa che assomiglia a un palazzetto dello sport degli anni Ottanta. È il negozio che vende t-shirt, felpe, tazze, magneti, segnalibri e adesivi souvenir con su scritto «Ho attaversato il Circolo Polare Artico».

Dopodiché c’è una collina costellata di pietre che i turisti hanno trasformato in piccole sculture, abitudine tipicamente norvegese. Infatti, queste torri fatte di pietre poste una sopra all’altra, le trovi in qualunque punto panoramico del paese: la prima volta che le abbiamo viste c’era una donna sui sessanta che ne costruiva un paio e la Berenice è convinta che vaghi per la Scandinavia a decorare spiagge e montagne. «Guarda, la signora è venuta anche qui. Ma pensa». Ogni tanto mi scappa da ridere. Però poi taccio.

 

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