In Norvegia ci siamo già stati, ma al freddo e al gelo. E d’estate com’è? Ditecelo voi, ché partiamo

-31 giorni

E quindi ci siamo ritrovati a Oslo a Natale. Mentre mio fratello avrebbe dovuto essere in Italia, e invece è restato a Londra. Ma va? Comunque. A un certo punto ho guardato on line e mi sono resa conto che il 25 dicembre erano in pochi a volersene andare in Norvegia e che insomma i voli costavano un terzo rispetto a quelli verso una qualunque altra capitale europea. Così l’ho whatsappato a Sara, la mia migliore amica, che però abita a Seattle, stato di Washington, praticamente ex far west americano.

«Che dici se per una volta passiamo Natale insieme?».
«Tipo dove?».
«Norvegia?». Tutte le volte che le scrivo la becco nel pieno di una giornata lavorativa: è 10 ore indietro, rispetto all’Italia. Quella volta invece mi ha risposto solo dopo un paio di ore. Incredibilmente.
«Ok, Simone è entusiasta. A 20 anni si è fatto tutta la Scandinavia e gli manca giusto Oslo: andiamo!». Evviva.

Così siamo partite e ci siamo ritrovate dall’altra parte del mondo. Per due motivi. 1) Siamo due pazze. 2) Siamo due pazze con rapporti complicati con almeno un membro della nostra famiglia d’origine (idem per i nostri uomini: litigati pure loro). Il che accade più o meno a tutti gli ex bambini degli anni ’80 che ho incontrato nella mia vita e chissà perché. Anyway, è stato bello e perfino un po’ commovente perché Sara e io ci conosciamo da quando avevamo 4 anni e un Natale insieme non l’avevamo mai passato. Soprattutto, non avremmo mai pensato di diventare adulte e continuare a ripeterci: «I genitori e i fratelli/sorelle non si scelgono, gli amici sì».

Quando sono tornata ho scritto un pezzo per Vogue.it e mi sono detta: «D’estate la Norvegia dev’essere magnifica».
Poi, un giorno, ho scoperto la serie tivù Lilyhammer su Sky e mi sono letteralmente innamorata di Giovanni Henriksen alias Steven Van Zandt, il protagonista: un ex mafioso newyorchese auto-esiliatosi in un paesino vichingo per ricominciare una nuova vita, appunto. Avete presente l’ex Little Steven che suonava la chitarra nella E Street Band di Bruce Springsteen? Ecco.
Dunque sono diventata addicted. Ora che la seconda serie è terminata, ho pensato: prima che in Italia arrivi la terza devo andare di persona a verificare com’è.
E mi è venuta l’idea di un viaggio. Che sarebbe anche il motivo per cui ve la sto facendo così lunga.

Hai sempre voluto andare fino a Capo Nord in auto e non ci sei mai riuscito? Oppure ci sei andato a 19 anni in Inter Rail e vorresti ritornarci adesso che sei “grande”? Solo che hai due figli piccoli e insomma come si fa? Be’, noi ti dimostriamo che è possibile viaggiare coi piccoli e non sentirti uno sfigato, anzi.
Ti facciamo vedere che si può restare cool anche a una certa età. Perfino con una famiglia. E che 8000 km avanti e indietro non sono nulla se, alla fine, la ricompensa è la luce. In ogni senso.

Quindi ripartiamo. Doppio evviva. Solo che prendiamo una scorciatoia: fino a Copenaghen, anzi a Billund, andiamo con Ryan Air. E, da lì, saliamo in macchina. Un’auto nuova di zecca e pensata proprio per la famiglia. Ma smart, neh.
Partenza il 7 agosto, durata del viaggio: 3 settimane. Mancano 31 giorni.

Se ci siete stati, please, dateci dritte. Scriveteci come fare/dove andare/ che cosa vedere.
Berenice, intanto, ha costruito un aereo e un aeroporto con una cassetta delle fragole. La maestra ha detto che è un lavoro “bellissimo”, ma vabbè. Io l’ho fotografato. C’è anche la candela dell’amore e della pace: questa sta a Milano, l’altra a Seattle.
Aspetto vostre news.

 

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