Uh che caldo! E io sogno Capo Nord

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Sabato africano sognando la Norvegia. Coi baby ai due lati opposti del calor: Vittorio ad Alagna e la Berenice a Chiavari. Va così, questo weekend e pazienza.

Waiting for LegolandVittorio Stokkizzato ad Alagna

Quindi non me ne vogliate se il post sarà minimal. Ieri, però, ho trovato un libretto di un certo livello in libreria: Oltre Capo Nord. Viaggio di una donna allo Spitzberg di Léonie D’Aunet, Voland. Lei era una ragazza piuttosto smart perché nel 1839, a soli 19 anni, prende e parte per una spedizione alle isole Svalbard, in pieno Mar Glaciale Artco e senza piumino d’oca e Moon Boot, non so se mi spiego. La invia il re di Francia Luigi Filippo.

Léonie D'AunetÈ in quel viaggio che conoscerà il futuro marito, un ritrattista di corte. Dopodiché torna a Parigi e, guarda un po’, s’innamora di Victor Hugo. Di cui diventa l’amante, ca va sans dire.

Il fatto è che, ai tempi, le tirano le pietre. Così lei inizia a scrivere per riviste molto chic (i bei tempi andati della carta stampata: nostalgia) e insomma un bel giorno mette nero su bianco il diario della spedizione a Capo Nord. Va così bene che il libretto è ristampato 9 volte. Léonie è ironica, divertente, incredibile.

Irresistibile. Quindi ora torno sotto l’ombrellone a leggere, perché il suo spirito mi chiama. E io devo prendere appunti. Glorioso weekend a tutti, neh.

 

Bella, Legoland: we love Scandinavia!

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Va bene, prendiamo l’aereo. Del resto abbiamo due bambini e non più vent’anni: ci sembrava il minimo saltare la Svizzera e la Germania (sì, Angela: della Foresta Nera ce ne freghiamo, auf wiedersehen). Dunque arriviamo a Billund, Danimarca. Perché a una manciata di chilometri c’è Legoland e perché esattamente quattro anni fa, lassù, ho scoperto un paese così verde e pieno di magia che mi sono commossa.

È vero, ormai ho la lacrima facile. Però quello è anche stato il mio primo viaggio con la Berenice e un gruppo di colleghe col baby: grazie a Erica Kircheis  e VisitDenmark
ho passato un weekend lungo senza più sensi di colpa perché proprio lì ho scoperto che anche le altre, dopo il primo figlio, erano passate al Martini. O alla birretta serale, consumata appena varcata la soglia di casa, in piedi, davanti al frigorifero Smeg.  Cioè ho capito che, se poi arriva anche il secondo nano, quella è l’unica soluzione possibile che ti permette di avere una vita normale. Più o meno.

Poi ho anche compreso che, oltre a essere amica di Israele (per principio: Je suis Charlie ect), sono soprattuto BFF dei paesei scandinavi. Che appena supero il confine danese io comincio a stare meglio. A sentirmi a casa. Ad essere felice. Per dire. A Stoccolma, una volta, mi sono chiesta: «Sono alla fashion week?». Questo perché boys & girls svedesi sembrano usciti da una sfilata. O da un film di  Paul Thomas Anderson. Sì, sono toppissimi, come direbbe una mia giovane ex collega (ciao Baretta!). Ah, naturalmente in questo lungo viaggio faremo anche tappa in Svezia: Karin Melin, stai serena che noi ti pensiamo. Tutti i giorni. We Love Sweden.

Intanto, vi allego il servizio che quattro anni fa è uscito su Traveller: è stato il primo e l’unico in cui sono state pubblicate foto mie, scattate con Hipstamatic dal mio primo iPhone (4). E io mi sentivo avantissimo. Ad agosto ci sarà anche Vittorio, a Legoland. E la B userà il suo iPad Mini per fare uno, nessuno, centomila video. Alè.

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