Del perché sciare favorisce incontri speciali a Cortina, Antagnod e Champoluc

E comunque da oggi non si scia più. Nel senso che fine, stop, arrivederci, la stagione si è chiusa: la neve ormai ha la consistenza della granita al limone, il sole ogni giorno prova a sbucare da dietro le nuvole (con scarsi ma ammirevoli risultati), e i miei scarponi da sci non ce la fanno più. Quindi è deciso, dopo 15 anni di servizio sono pronta a disfarmene e già fremo all’idea di trovare un grandioso deal su Internet per tornare in pista con un paio di sci finalmente alla mia altezza.

Però quest’anno sono riuscita a convincere la Berenice che sciare fa assai bene, allunga le gambe e i muscoli della schiena, ti aiuta a vincere la paura, ti trasforma in una regina (delle nevi), ti mostra come potrebbe essere la vita se anche tu avessi un paio di ali, ti porta in posti magnifici, ti procura amicizie e incontri molto speciali. Sì, è social.

Per dire. A Pasqua ho trascinato la mia famiglia a Cortina e ci siamo trovati a ordinare zuppa di lenticchie & vari Prosecchini accanto a Flavio Tosi, il sindaco di Verona. Che si è sorbito Vittorio e le sue sceneggiate per tre sere di fila e non ha neanche mai espresso il desiderio di cambiare tavolo, esiliarci in un angolo buio e isolato, fare fuori i più piccoli: «Ma ci mancherebbe». Un sant’uomo, ci credo che è fuoriuscito dalla Lega.

Comunque. Quest’anno l’inverno ci ha dato grosse soddisfazioni e abbiamo conosciuto persone incredibili. Sempre a Cortina d’Ampezzo, provincia di Belluno, sulle Dolomiti c’è un posto che si chiama passo Falzarego. Proprio lì Raniero un giorno ha preso in gestione il rifugio Col Gallina, ci ha investito tempo, idee e moltissima passione e lo ha trasformato in un luogo fiabesco dove organizza feste, cene romantiche, passeggiate con le racchette da neve. Ha un figlio di 16 anni, Kevin: pochissimi dei trentenni che ho incontrato in tutta la mia vita sono mai riusciti a sembrare così saggi, calmi, misurati, intelligenti. Con lui si è messo a ricostruire una trincea e un paio di baracche aggrappate alla montagna che guardava l’Austria e che ci riamo ripresi nella Grande Guerra. Ecco, oggi organizza proprio lì tour gratis per le scuole elementari locali ed escursioni in motoslitta con pranzo/cena & rievocazioni storiche. Oppure, vi fa provare le fat bike, le nipoti delle vecchie BMX degli anni Ottanta, ma con le ruote ciccione. E tornate bambini. Se passate di qua chiamatelo, ditegli che vi ho mandato io ( +39 0436 2939, +39 339 4425105) e poi fatemi sapere.

Ah, si è pure inventato la Starlight Suite: è una specie di carrozza di vetro dentro cui dormirete sotto le stelle, in cima al Lagazuoi; e l’ultimo a passarci la notte è stato un cantante italiano molto pop, non so se mi spiego. L’esperienza prevede una cena al rifugio, tragitto in motoslitta alla stanza, notte al chiar di luna, ritorno e colazione al rifugio. Totale, 300 euro. Non male, eh?

In Valle d’Aosta, invece, ho sciato con una vecchissima conoscenza che passa l’inverno a Champoluc, conosce praticamente tutti, si veste di giallo canarino, mangia molto, ma non si nota per niente: grazie per la discesa e il ritorno al futuro, Angelo. La Berenice chiede se possiamo incontrarci ancora al Campo Base. Secondo me si può fare, avvocato.

Eppoi sono riuscita a passare tre giorni ad Antagnod, poco più sotto, con una scienziata. Veramente. Sua figlia è nella stessa classe della Berenice ed entrambe hanno preso 8 in condotta, solo che la Virginia scia decisamente meglio. E per forza, appena nevica sale su e fila via sugli sci come una gigantista da quando aveva 4 anni. Per padre ha un epidemiologo però quando ci siamo trovati tutti insieme a cena non mi sono sentita troppo a disagio. Virginia ha due occhi verdi grandi così e un fratello, Tommaso, che a scuola ottiene risultati sorprendenti; è anche un bambino gentile (grazie per le scuse finte, eh!).

Poi c’è Giusy, la scienziata di cui sopra, che lavora allo Ieo e sta cambiando il mondo con le sue ricerche mentre gran parte dei suoi colleghi (e i loro cervelli) scappano all’estero. Ecco, io dico che sono felice di aver sciato anche con lei per tre ragioni: 1) perché ho la prova provata che scio perfino meglio di una scienziata (yes!); 2) litighiamo da tre anni, ma adesso credo che possiamo forse, finalmente, definirci quasi-amiche; 3) solo quando condivido le mie giornate con persone di valore  ho la certezza di non aver sprecato il mio tempo.

Quindi quest’estate non ci resta che cercare la neve sulle piste di Argentina, Cile o Nuova Zelanda. Partiamo?

Weekend a Champoluc

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Appena ho perso ventidue chili, il che è successo sei mesi esatti dopo che è nata la Berenice, sono andata a sciare. E appena ho capito che due anni e mezzo di notti in bianco non avrebbero contato poi molto sul mio equilibrio psico-fisico (vabbè), sono andata a sciare. Perché quando io mi infilo gli sci ogni cosa torna sempre, più o meno, al suo posto. Deve essere tutto quel bianco totale che mi mette in ordine i pensieri e mi ossigena il cervello, «la parte più importante dell’attrezzatura», come lo definì un giorno qualcuno appassionato di montagna almeno quanto me.

E quindi, per inseguire tutta la gloria che di solito mi dà una discesa a meno 16 con il vento frizzante che taglia le labbra, siamo finiti a Champoluc, Valle d’Aosta. L’avevo cancellata dalla mia mappa della memoria, ma mi è bastato arrivare in piazza alle nove di sera per ricordare di esserci già stata nella mia vita precedente. Sì, quella senza i baby.

Ma lo sapete che quassù, a mezzora dall’uscita dell’autostrada, c’è tanta Scandinavia? Sembra strano ma ormai, ovunque io vada, incontro qualcuno del Grande Nord. Per dire. Qui vive una piccola comunità di giovani svedesi: lavorano nei negozi sportivi e, anche se in Svezia le montagne (quelle serie) praticamente non esistono, loro si occupano di sci e sistemano attacchi. Davvero. Ho incontrato perfino una ragazza di Tampere, Finlandia, che mi ha aiutato a infilarmi un paio di scarponi Head turchesi e quando le ho detto che ad agosto siamo passati da Ylläsjärvi ha commentato: «Sì, deve essere da qualche parte in Lapponia. Mai stata». E poi, mentre avevo la netta sensazione di essermi persa e ho chiesto a un ragazzo con la giacca rossa dove fosse il Campo base lui mi ha risposto: «Sono norvegese, sorry». Di dove, ho chiesto io. «Tromso». «Ah, Tromso! Ci siamo stati questa estate». Mi ha guardato con due occhi grandi così e mi ha buttato lì: «Sì, ma con la neve è meglio». E in quel momento ho avuto l’impressione che non mi credesse, ma mi sono sentita molto cool lo stesso.

Comunque. Se passate di qui e cercate un posto grazioso dove dormire vi do una dritta: Villa Americana è un piccolo B&B appena aperto, ha camere spaziose e profumate che guardano il Monte Rosa e si affacciano sul famoso pratone dove i babies potranno innalzare pupazzi e prendersi a palle di neve. Ah, e se vi serve un maestro di sci sappiate che qui c’è addirittura il campione di chilometro lanciato, Simone Origone: dà anche lezioni private a 40 euro all’ora, che è la tariffa ordinaria per lezioni individuali.

Lo sci non è solo uno sport, per me è un altro modo di volare senza comprare un biglietto in economica per Miami. E mi permette di fare cose assurde come passare attraverso un tornello con addosso scarponi da cinque chili, un casco, due paia di sci & racchette (mia figlia è nata principessa), una maschera in faccia con la stessa serenità che mi avvolge quando entro in una Spa. Questo, solo perché so che sarò felice quando ridisegnerò la pista con la firma della mia discesa.

Ogni sciatore sa esattamente che cosa intendo. Tra Claviere e il Monginevro da piccola ho fatto voli che avrebbero potuto uccidermi, ma ho continuato a sciare sul ghiaccio, sulle pietre, sul sangue. Non lo so come mi sia riuscito esattamente, ma è per questo che per me una nera non sarà mai troppo ripida. Se lo diventasse, a un certo punto, vorrebbe solo dire che ormai sono troppo vecchia. Invece.

Berenice ha cominciato a sciare a 4 anni, Vittorio ho deciso che inizierà prima, il prossimo inverno quando avrà 3 anni e mezzo circa. Intanto gioca sulla “nene” e non patisce il freddo. Del resto è già stato alle Lofoten e a Capo Nord, si vede che si è abituato. O ha capito che il nostro è un destino scolpito nel surgelatore. Comunque so già cosa gli risponderò se oserà ribellarsi alle nostre alzatacce, quando avrà imparato a parlare. «Svegliarsi alle 5 con il buio per andare a sciare è dura. Svegliarsi alle 5 con il buio per andare a lavorare è durissima». Questa è una delle frasi epiche con il copyright di Kristian Ghedina, uomo di montagna di pochissime parole.