Bergen baciata dal sole 

Che qui accade assai raramente: questo è il quinto giorno d’estate, si diceva al bar. Quindi si merita una gallery. Voilà.
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Scatti vari al fish market di Bergen.
  
  
  
  
  
  

La stavkirke di Fantoft ricostruita dopo l’incendio degli anni Novanta. La trovate nel bosco, accanto a un quartiere residenziale. Nessun cartello segnala la sua presenza.

Il negozio di Babbo Natale (con lui vestito in borghese)

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Bergen è uguale a Frozen

Bravi, l’hanno disegnata esattamente come appare: Arendelle è uguale a Bergen e io sono venuta fin quassù per verificarlo. Quindi sì, è vero, i ragazzi della Disney hanno replicato perfettamente dentro Frozen ognuna delle 61 casette di legno del ‘400 che hanno costretto pure l’Unesco a dichiarare questa fiabesca città Patrimonio dell’Umanità. E in uno dei negozietti del porto ho trovato perfino la versione adulta del vestito di Elsa, ma non l’ho presa: «Vabbè mamma, ma che te ne fai? Piuttosto: mi compri un troll? E un cappello, ho le orecchie gelate. Anche un paio di guanti, magari».

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Siamo in Norvegia, evviva. La temperatura è crollata sotto i 15 gradi, le ragazze se ne vanno in giro in shorts, cerata e stivali di gomma, noi in piumino e siamo fortunati che oggi non piove in una città dove, abitualmente, per 269 giorni all’anno diluvia. Al mercato del pesce sono spuntati i primi italiani e chevelodicoafà: sui banconi un tripudio di crostacei e salmoni selvaggi cucinati in qualunque modo, granchi reali da 15 chili l’uno, halibut, bistecche di balena e spiedini di calamari, sandwich ripieni di gamberetti e maionese e uova che solo a guardarli il colesterolo schizza a 200. In alternativa hamburger di renna e hot dog d’alce. Ah, e i prezzi sono ridicoli. Per un piatto non spendi meno di 30 euro e se entri in panetteria un croissant costa almeno 5. Ve lo giuro. Inoltre, proprio nel cuore di Bryggen vendono corna di Bambi, alci e renne per neanche 15 euro, ma si può?

Però nei negozi d’arredamento vedi cose che neanche a Milano e i prezzi sono gli stessi. Il design nordico è favoloso e ingegnoso e mi fa venire in mente solo che forse io, nella mia vita precedente, devo essere cresciuta tra i boschi di conifere di queste parti perché mi basta vedere una sedia ed è come se davanti a me ci fosse la mia trisnonna. Sento che se avessi la connessione a internet, una casetta bianca con il tetto rosso sul bordo di un fiordo e il sussidio garantito dello stato norvegese potrei vivere qui felice. Per sempre.

Comunque. La guida sostiene che solo se sei un bambino puoi vedere un troll, altrimenti niente. Quindi per tutta la giornata ho dovuto inventare storie sui folletti che qui abitano nelle foreste, hanno la coda e sono ritratti in ogni negozio di souvenir. Li trovi perfino in cima al monte Floyen che raggiungi con una funicolare aggrappata alle rocce fino a 320 metri. Scendi dal trenino e, oltre a una vista spettacolare di Bergen e i suoi fiordi, hai davanti a te il più incredibile parco giochi all’aperto che io abbia mai visto, con scivoli tra pini secolari, altalene rotanti, scivoli incastonati tra muschi, licheni e quell’erba fresca e morbida e profumata che pensi esista solo nei libri illustrati per bambini.

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Invece, qui è tutto vero e il percorso del troll è un favoloso sentiero tra alberi giganteschi e magnificenti. E insomma ne abbraccio un paio prima che scatti l’ora di cena.

Sono le 9 di sera, la luce è ancora bianca e intensa quando la cameriera ci porta in tavola un secchio di gamberi della Groenlandia al limone e cozze e patatine fritte che ci sfami una famiglia di Cuneo. Dopotutto, domani è un altro giorno: salute, neh.

 

 

Quasi quasi mi trasferisco a Bergen

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Trondheim

E niente, le valigie sono partite con la bacchetta magica blu di Bmw. I bamboli tornano domani dall’esilio tra Piemonte e Liguria e oggi mi si è rotta la bici. Però non è ancora arrivata la maledetta lettera che potrebbe cambiare il destino a tutti: evviva. Ciò nonostante, mi sto attrezzando per valutare da quale paese del mondo, eventually, potrei ricominciare da zero.

Oggi ho due notizie di un certo rilievo. La prima. Ho scoperto che un’amica di vent’anni (o giù di lì) va pazza per i Dilf: «Sì, quelli con il bebè in braccio soprattutto. Non so perché ma io li guardo e mi eccito». Anche se non è questo il punto vero. E siamo alla seconda news. Lei, l’appassionata di papà-col-baby-addosso, ha a sua volta un’amica che ha trovato un principe azzurro norvegese e che si è trasferita laggiù e Maria Vergine quanto ci vive bene. Solo che il marito è Mister-Hotel-Per-Famiglie-Di-Norvegia e così siamo capaci tutte, dài. Lei assicura che è vero amore, infatti hanno due figlie coi capelli d’oro e gli occhi chiari. Epperò il tempo fa schifo, piove e ci sono 15 gradi.

Vediamo. La CNN ha appena mandato on line un servizio in cui certifica che due tra le dieci città al mondo in cui si vivrà meglio da qui a 10 anni stanno in Norvegia.

Ho controllato e ci sto facendo un pensierino. La prima è Bergen e proprio qui i disegnatori Disney hanno piazzato il Regno di Arendelle, quello di Elsa & Anna. Quindi: casette colorate di legno, gente bionda che mangia salmone e fette di balena, troll disegnati un po’ dappertutto. In più è l’hub per l’industria energetica e navale e si fa ricerca marina.

L’altra è Trondheim, ed è altrettanto graziosa. È la più moderna del Regno e proprio qui negli anni ’80 si sviluppo’ la tecnologia GSM, oggi hanno sede 550 start up e chissà che freddo fa.

meraviglie norvegesi

Che poi è difficile decidersi, eh. Proprio perché questi son tutti posti magnifici, a giudicare dalle foto. Buzzfeed si è infatti inventato l’espressione “geography porn” proprio per definire l’incanto e la meraviglia che un qualunque lembo di terra norvegese è in grado di generare. Allego immagini, neh.

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Devo anche capire se i babies sarebbero d’accordo. Soprattutto la B. Già odia l’inglese, figurati il norvegese. Devo scrivere alla principessa di cui sopra, magari al castello hanno bisogno di una governante/blogger. Eh, da qualche parte si dovrà pur cominciare.